
Avventure eco-friendly in Valle d’Aosta
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Hydrospeed
L’hydrospeed è lo sport fluviale più immersivo che esista. Si scende il fiume sdraiati a pancia in giù su un bob galleggiante, muovendosi con le pinne e seguendo la linea della guida. È uno sport individuale, ma sicuro, praticato in gruppo e sempre supervisionato da istruttori qualificati.
Perfetto per chi ama la natura e vuole provare un’esperienza diretta con la forza dell’acqua, più fisica e ravvicinata rispetto al rafting.
Scendere un fiume in hydrospeed significa sentire l’acqua su ogni parte del corpo: le onde diventano parte del movimento, la corrente una compagna di viaggio.
Sulla Dora Baltea, in Valle d’Aosta, trovi percorsi dedicati e logistica completa per praticarlo in sicurezza a tutti i livelli.
L’hydrospeed nasce in Francia alla fine degli anni ’70, grazie a tre tecnici di ponti e viadotti – Claude Puch, Pierre Simon e Maurice Tiveron, soprannominati i nuotatori dell’impossibile, che ebbero l’idea di scendere un torrente su una piccola tavoletta galleggiante. Da quell’esperimento nasce la prima discesa di hydrospeed della storia.
Con l’evoluzione dei materiali e delle tecniche di sicurezza, l’hydrospeed è diventato una disciplina sportiva strutturata, oggi praticata in tutto il mondo.
Il bob moderno è un piccolo scafo inaffondabile, sul quale ci si sdraia a pancia in giù. Le braccia lo guidano, mentre le pinne servono per spinta e controllo direzionale.
Ciò che rende unico l’hydrospeed è la connessione totale con il fiume perché non si “naviga sopra” l’acqua, ma la si attraversa.
Ogni variazione di corrente viene percepita dal corpo che diventa parte del movimento stesso. È un’esperienza intensa e diretta, una danza con la corrente dove tecnica e istinto si incontrano.
Nessuna disciplina fluviale permette come per l’hydrospeed un contatto così intimo e completo con l’elemento acqua.
Ci si sdraia a pancia in giù sul bob galleggiante, che protegge e sostiene il corpo mentre scivoli tra onde e correnti. Braccia e busto guidano la direzione, le pinne generano spinta, movimento e controllo. L’effetto è un contatto diretto con l’acqua che pochi sport fluviali possono offrire.
Nonostante sia uno sport individuale, la discesa si pratica in gruppo, per ovvi motivi di sicurezza.
Il corpo, per metà immerso nell’acqua, con la pratica diventa un sensore che percepisce le variazioni di corrente e reagisce in modo istintivo, controllando ogni gesto della propria discesa.
L’hydrospeed è adatto ad adulti e ragazzi dai 16 anni, richiede una buona confidenza con l’acqua e un po’ di forza nelle gambe. La parte in fiume dura circa 1 ora, mentre l’attività completa, briefing, vestizione, trasferimenti, rientro, richiede circa 2 ore e mezza.
Nei centri qualificati l’attrezzatura è inclusa: bob hydrospeed, pinne, muta in neoprene, casco, aiuto al galleggiamento e calzari. Da portare costume, asciugamano e cuffia in tela da piscina.
In Italia, la meta di riferimento è la Dora Baltea in Valle d’Aosta, con tratti dedicati e logistica pronta per ogni livello.
Si parte con il briefing tecnico sulla conduzione e sicurezza, si prosegue con una prova pratica in area protetta (laghetto) per prendere confidenza con bob e pinne, quindi si entra in fiume seguendo la guida sul tratto selezionato per il livello del gruppo.
La parte in fiume dura in media 35-40 minuti per il livello introduttivo e circa 1 ora per il livello successivo. L’attività complessiva, tra accoglienza, vestizione, spostamenti e rientro, richiede circa 2 ore e 30 minuti.
Per rendere l’attività davvero accessibile, l’hydrospeed si pratica per step:
In acqua sarai sempre in gruppo, con una guida davanti (e, se necessario, altre a supporto) a indicare la linea migliore e a supervisionare ogni passaggio.
I centri qualificati forniscono tutto il necessario:
Tu puoi portare costume, asciugamano e scarpe/ciabatte per lo spogliatoio; una maglietta termica nei giorni freschi e un laccetto per gli occhiali.
L’hydrospeed è un bob fluviale dotato di scafo a forma di catamarano, un bulbo frontale, due galleggianti laterali, spazi per l’alloggiamento delle braccia e del bacino e può essere dotato di maniglie.
Tutti gli equipaggiamenti sono omologati F.I.Raft, la Federazione Italiana Rafting che regola sicurezza e standard tecnici degli sport fluviali.
Due scuole di pensiero, due materiali diversi: la plastica e l’espanso.
Materiale più pesante ma più modellabile, permette una maggiore libertà nelle forme. Gli hydro di plastica hanno maniglie di alluminio per aggrapparsi e un tappo per svuotarli in caso entri acqua. Gli hydrospeed di plastica sono utilizzati nei centri rafting come strumento d’approccio all’attività.
Gli hydrospeed realizzati in espanso sono utilizzati dai più esperti, che se lo costruiscono artigianalmente. Fogli di espanso spessi circa 5 cm vengono termosaldati tra loro attraverso l’uso di un phon da carrozziere.
Raggiunto lo spessore desiderato viene infine definita la forma finale tramite l’uso di coltelli, fili a caldo e cartavetro. Sono decisamente più leggeri ma più difficili da condurre e richiedono un buon livello tecnico di base. L’alloggiamento delle mani è costituito da un foro semicircolare passante attraverso lo scafo.
Gli equipaggiamenti sono omologati secondo gli standard previsti dai regolamenti F.I.Raft.
La finestra ideale per l’hydrospeed va da fine maggio a inizio agosto, quando la portata del fiume è più stabile. Ogni uscita viene confermata in base al livello idrometrico. Se l’acqua è eccessiva o troppo bassa, la discesa viene riprogrammata per garantire qualità e sicurezza.
La Dora Baltea è una destinazione di riferimento per l’hydrospeed, con tratti dedicati e centri specializzati ad Aymavilles e lungo la valle.
In alcune stagioni è possibile praticarlo anche in Umbria, nella zona della Cascata delle Marmore (fiume Nera), dove la portata controllata consente discese brevi.
Verifica sempre la stagionalità e le condizioni locali prima di programmare l’attività.
La sicurezza nasce dalla scelta del tratto rispetto alla portata del fiume, dalla progressione a livelli, dall’uso di DPI omologati e dalla presenza costante delle guide.
L’hydrospeed comporta un impegno fisico medio e il possibile rischio di piccole contusioni dovute al contatto con rocce in acqua mossa; quando gestito professionalmente, gli eventi seri sono poco probabili. Segui il briefing, rispetta la linea della guida, mantieni sempre la distanza di sicurezza.
L’hydrospeed comporta un impegno fisico medio e richiede sempre la supervisione di guide qualificate F.I.Raft.
La sicurezza dipende dalla corretta valutazione del tratto fluviale, dall’uso di dispositivi certificati e dal rispetto delle indicazioni della guida in ogni fase della discesa.
A differenza del rafting, in hydrospeed non sei su un gommone ma dentro l’acqua. Il corpo è il mezzo di navigazione, il bob serve solo a proteggerti e galleggiare. È una disciplina più fisica e immersiva, ma grazie alle guide e alle progressioni per livelli resta accessibile a tutti.
Mike Horn, un esploratore sudafricano, entra a far parte del team Sector No Limits nei primi anni novanta. Poco dopo compie con l’hydrospeed alcune imprese al limite delle possibilità umane: col bob fluviale compie la prima (ed unica) discesa del Monte Bianco, fino alla frontiera francese. Batte in seguito il record di salto di una cascata, sempre in hydro, nel fiume Pacuare in Costa Rica (22 m). Si cimenta infine nella traversata in solitaria del Sudamerica, dal Pacifico al Rio delle Amazzoni, utilizzando la canoa e l’hydrospeed.

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Il fragore dell’acqua che si infrange contro le rocce, il

Se il tuo cuore batte più forte all’idea di scendere
No, si parte dal 1° livello con prova in laghetto e indicazioni passo–passo, poi si sale di livello quando la guida lo ritiene opportuno.
È richiesta confidenza in acqua e una buona capacità di pinneggiare; la guida valuta sempre l’idoneità del partecipante.
Costume, asciugamano, eventuale maglia termica nei giorni freschi e un laccetto per occhiali se li usi. Il resto lo fornisce il centro (muta, casco, aiuto al galleggiamento, pinne e bob).
Il rafting è una discesa di gruppo su un gommone, guidata da un istruttore. È lo sport fluviale più sociale e adatto a tutti.
L’hydrospeed si pratica da soli, anche se con istruttori e guide, ma sdraiati su una piccola tavola con pinne ai piedi. È più fisico e immersivo, perfetto per chi vuole sentire l’acqua addosso.
Il canyoning, invece, si svolge a piedi dentro gole e torrenti di montagna, alternando camminate, scivolate, calate in corda e piccoli tuffi: è esplorazione pura, più verticale che fluviale.