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CANYONING
Guida completa per scoprire il canyoning in Italia: come si svolge questa attività tra cascate e gole montane, quali tecniche si usano durante la discesa, i diversi livelli di difficoltà, l’attrezzatura necessaria e i luoghi migliori dove praticarlo, sempre accompagnati da guide esperte.
Il Canyoning, conosciuto in italiano anche come torrentismo, è una disciplina outdoor che unisce l’alpinismo agli sport acquatici. A differenza di attività fluviali come il rafting o il kayak, nel canyoning non si usano gommoni o canoe, ma si procede camminando, nuotando e calandosi con le corde lungo torrenti montani che, con la loro erosione millenaria, hanno scavato le strette gole rocciose, dette ‘forre’ o ‘canyon’.
Il canyoning si pratica in piccoli gruppi accompagnati da guide esperte.
Il torrentismo è un’attività che suscita emozioni e scatena l’adrenalina in un contesto comunque sempre protetto dall’esperienza delle guide. Ecco perché la scelta del centro presso cui svolgere questa disciplina deve basarsi su criteri di preparazione e sicurezza.
Il canyoning viene praticato nelle forre, le gole rocciose naturali scavate nel tempo dall’erosione dell’acqua, caratterizzate da cascate, scivoli naturali, pozze cristalline e passaggi stretti tra le rocce. Per gli amanti dell’acqua e della montagna, l’esperienza di calarsi in una cascata, tuffarsi in pozze limpide e scivolare in stretti corridoi d’acqua è motivo di curiosità ed entusiasmo.
Oltre all’aspetto avventuroso, facendo canyoning ci si immerge nella natura, alla scoperta di luoghi tra i più spettacolari e incontaminati, lontani dai circuiti più battuti.
Pur richiedendo un po’ di spirito d’avventura e confidenza con l’acqua, il canyoning è accessibile a chi vuole cimentarsi con le giuste precauzioni, scegliendo i percorsi adeguati consigliati dall’esperienza delle guide esperte.
La discesa di un canyon inizia quasi sempre con un avvicinamento a piedi. Si cammina lungo i sentieri montani per raggiungere il punto d’ingresso della forra. Ci si cala fino al letto del torrente percorrendo gli scivoli naturali levigati dall’acqua nella roccia (toboga), fino a raggiungere la vasca d’acqua sottostante, la meta del primo tratto.
Una volta entrati nel vivo del torrente, la progressione avviene alternando diverse tecniche tra tuffi, calate e tratti a nuoto. Quando la profondità lo consente, ci si lancia da rocce e piccole cascate in sicurezza (va sempre valutato prima il punto di atterraggio). In alternativa al tuffo, oppure se l’altezza è eccessiva, si ricorre alla calata con corda, assicurandosi a una corda ancorata per scendere fino al fondo dell’ostacolo.
Ci sono poi pozzoni e corridoi da attraversare a nuoto, trascinati dalla corrente o nuotando se l’acqua è calma. Tra un ostacolo e l’altro si cammina dentro il torrente su fondali di sassi e massi scivolosi, e non mancano brevi tratti in cui bisogna arrampicare o destreggiarsi tra i massi per proseguire.
Questa varietà di situazioni, tra tuffi, scivoli, nuoto, calate e arrampicate, fa del canyoning uno sport molto vario e dinamico.
Uno degli aspetti che distingue il canyoning da altri sport fluviali è l’uso di tecniche alpinistiche per superare dislivelli e ostacoli verticali.
Il canyoning è un’attività gestita con tecniche ben precise che garantiscono la sicurezza delle manovre.
Le guide insegnano ai partecipanti la corretta posizione da tenere mentre si calano per affrontare la discesa con controllo.
Di fronte a una cascata o un salto troppo alto per essere affrontato con un tuffo, i partecipanti si calano con la corda in sicurezza. Il membro più esperto del gruppo, o la guida, prepara un ancoraggio solido fissando la corda alla roccia e decide la traiettoria migliore per la discesa che gli altri dovranno seguire.
La discesa in corda doppia (calata controllata), con la corda piegata a metà e fatta passare nell’ancoraggio per poterla recuperare una volta scesi tutti, è una manovra fondamentale con passaggi precisi.
A turno, ognuno si aggancia alla corda tramite il proprio discensore collegato all’imbragatura e si lascia scendere lungo la parete rocciosa, controllando la velocità di calata con le mani (il discensore fa scorrere la corda frenandola e regolandone la velocità di discesa).
Ogni partecipante è assicurato alla corda e, in punti difficili, è la guida stessa a calare i meno esperti con una corda di sicurezza aggiuntiva.
Il canyoning è un’attività praticabile su percorsi di diversa difficoltà, adatti a vari livelli di esperienza. Non tutti i torrenti e le forre, infatti, sono affrontabili da chiunque. Alcuni itinerari richiedono una maggiore competenza tecnica e non sono adatti ai neofiti.
I principianti possono iniziare su forre di livello facile, dove le calate non superano i 10-15 metri e i tuffi sono bassi e sempre evitabili. I canyon più semplici sono ideali per chi inizia, con ostacoli bassi, tuffi facoltativi e possibilità di aggirare i passaggi più impegnativi.
Man mano che si acquista esperienza, si potrà poi passare a canyon di medio livello con cascate più alte e passaggi più tecnici, fino ad arrivare, per chi lo desidera, ai canyon più difficili, che presentano cascate oltre i 50 metri, portate d’acqua importanti e passaggi complessi.
Spetta sempre alle guide scegliere percorsi adeguati al livello dei partecipanti. Esiste una scala di classificazione internazionale del canyoning, basata su parametri di difficoltà acquatica e verticale, e ci si può affidare all’esperienza di istruttori qualificati per valutare se un torrente è adatto o meno al proprio livello.
In ogni caso, il canyoning è adatto a tutte le età: ci sono percorsi facili adatti anche ai bambini, accompagnati dalle guide.
La durata di un’uscita di canyoning può variare in base al percorso scelto, alla lunghezza del tratto da percorrere e al livello del gruppo.
In media, un percorso di canyoning classico impegna per 2-4 ore all’interno della forra, a cui va aggiunto il tempo di avvicinamento a piedi all’ingresso e il rientro finale.
Le attività possono coprire anche una mezza giornata, se il canyon richiede 3-4 ore totali. Altri itinerari più lunghi comprendono anche un picnic o una pausa, per un’uscita di una giornata intera.
Per quanto riguarda i percorsi più impegnativi o particolari, la durata può aumentare con vere e proprie “maratone” di canyoning per esperti, con tragitti che richiedono 6-8 ore continuative in forra.
Alcune spedizioni esplorative o discese integrali di canyon remoti possono addirittura prevedere il bivacco notturno, casi in cui si scende il torrente in due giorni, dormendo in ambiente (un’esperienza riservata a canyonisti molto esperti e autonomi).
Un fattore da considerare è che la durata di una discesa può variare anche in base al numero dei partecipanti e al loro affiatamento. Gruppi numerosi o poco esperti impiegano più tempo nelle manovre (calate, assistenza nei tuffi, ecc.), mentre piccoli gruppi ben allenati scorrono più rapidamente.
Al momento di prenotare un’escursione di canyoning, le guide danno indicazioni sulla durata prevista e sul grado di difficoltà.
Un’attenta preparazione dell’equipaggiamento è fondamentale per praticare il canyoning in sicurezza e comfort.
A differenza di altri sport fluviali, nel torrentismo non si utilizza alcun gommone o kayak. Tutto il percorso si svolge con il corpo e con l’ausilio di corde e attrezzi individuali.
Si indossa una muta in neoprene, il casco, il giubbotto salvagente e gli scarponi da montagna antiscivolo. Importante è anche dotarsi di calzari e guanti in neoprene per mantenere caldi piedi e mani durante la discesa. Uno zaino stagno viene utilizzato per trasportare funi, moschettoni, carrucole e il tutto il necessario compatibile con l’attività.
Di seguito vediamo nel dettaglio cosa serve e come scegliere l’attrezzatura adatta, dagli indumenti di protezione fino agli accessori tecnici.
In molti casi, chi si avvicina a questo sport per la prima volta può noleggiare o farsi fornire il materiale dal centro organizzatore, ma è utile conoscere le caratteristiche di ciascun elemento per essere consapevoli di cosa si sta utilizzando.
Per praticare il canyoning si viene dotati di una imbragatura adatta al tipo di attività.
Molti torrentisti utilizzano inizialmente mute da subacquea, ma esistono mute specifiche per il canyoning composte da salopette senza maniche per le gambe e giacca con cappuccio separata per il busto.
La sovrapposizione di neoprene su petto e schiena garantisce uno strato doppio sul torso, utile a mantenere il calore. La conformazione a due pezzi facilita i movimenti rispetto a una muta intera di pari spessore.
Le mute da torrentismo possono anche avere rinforzi protettivi su gomiti, ginocchia e fondoschiena.
Lo spessore del neoprene può variare a seconda del clima e della temperatura dell’acqua, in un range tipico da 3 a 7 mm.
Alcuni modelli integrano anche un’imbottitura extra sul sedere (specialmente se non si usa il paraschiena dell’imbrago).
Il consiglio è assicurarsi che la muta vesta aderente ma non impedisca i movimenti, una muta troppo stretta limita la mobilità e una troppo larga lascia entrare troppa acqua fredda.
Per praticare canyoning in sicurezza non possono mancare alcuni accessori che fanno parte dell’attrezzatura alpinistica (imbrago, longe, moschettoni, discensore, corde), il kit di sicurezza per affrontare un canyon di media difficoltà.
Casco
Il casco, simile a un casco da alpinismo o speleologia, va indossato obbligatoriamente da ogni partecipante.
Giubbotto salvagente
Il giubbotto salvagente (o aiuto al galleggiamento) nel canyoning classico non sempre è obbligatorio indossarlo perché la muta stessa offre una certa galleggiabilità. Tuttavia il giubbotto è consigliato per i principianti o nei torrenti con tratti acquatici lunghi.
Il giubbotto salvagente fornisce galleggiamento extra per rendere più agevoli e meno faticose le nuotate nelle pozze o nei laghetti del canyon. Inoltre aggiunge uno strato termico in più e offre protezione alla schiena.
Imbragatura da canyoning
Fondamentale è poi l’imbragatura da canyoning, simile a quelle da arrampicata ma progettata per l’ambiente acquatico. È un imbrago con cinghie che avvolgono la vita e le cosce, con una robusta protezione in PVC sul fondo (a mo’ di “pannolone” rigido) per proteggere il fondoschiena e la muta dall’usura quando ci si siede sulle rocce o si scivola.
L’imbragatura da torrentismo ha punti di attacco rinforzati per collegare i moschettoni e il discensore. In dotazione con l’imbrago, infatti, di solito c’è un set di longe: due brevi cordini (uno lungo e uno corto) con moschettoni di sicurezza, fissati all’imbragatura, che servono durante le manovre (ad esempio per agganciarsi agli ancoraggi in attesa della calata).
Sull’anello principale dell’imbrago si collega invece il moschettone con ghiera e il discensore a otto per le calate in corda. È buona norma utilizzare sempre moschettoni a ghiera (bloccabili) per evitare aperture accidentali, specialmente in ambiente acquatico.
Le scarpe rivestono un ruolo importantissimo nel canyoning. Bisogna considerare, infatti, che per ore si avranno i piedi immersi nell’acqua e si camminerà su terreno bagnato, scivoloso e irregolare.
Per un’uscita occasionale, si possono utilizzare anche scarpe non specifiche (ad esempio un paio di robuste scarpe da ginnastica o da trekking).
L’importante è che rispettino certe caratteristiche fondamentali di aderenza e protezione. Sono invece assolutamente da evitare i sandali da scoglio o le scarpette leggere in neoprene, che a volte vengono spacciati per “scarpe da canyoning”, tipi di calzature che non offrono supporto né presa adeguata e rischiano di sfilarsi o rompersi subito.
Anche scarpe da trekking vecchie e malridotte sono sconsigliate perché al contatto prolungato con l’acqua, le colle secche possono cedere e far staccare le suole al primo tuffo.
Dopo le prime esperienze, se il canyoning appassiona, vale la pena investire in scarpe specifiche da canyoning con alcune caratteristiche:
Dato che si cammina e nuota con queste scarpe, è importante che siano leggere e comode. Materiali leggeri riducono l’affaticamento, e una calzata confortevole (considerando che si indossano anche calzari in neoprene) evita vesciche e dolori durante l’attività.
Prima di ogni uscita, ci si deve ricordare di indossare calzini in neoprene dentro le scarpe, per tenere i piedi al caldo. Se le scarpe sono molto aderenti, può essere utile rimuovere le solette interne per compensare lo spessore del calzare neoprene e non comprimere troppo il piede. Dopo l’uscita, è bene sciacquare sempre le scarpe con acqua dolce e farle asciugare all’ombra, per farle durare di più.
Il canyoning richiede anche una serie di accessori tecnici mutuati dall’alpinismo e dalla speleologia, adattati all’ambiente acquatico. Prima tra tutte, la corda.
Si utilizzano corde statiche o semistatiche specifiche da torrentismo, in nylon o materiali sintetici idrorepellenti, con diametri intorno ai 9-10 mm e bassa elasticità (per favorire calate controllate e resistere all’acqua).
La lunghezza della corda dipende dalle caratteristiche del torrente. Di solito deve essere almeno il doppio dell’altezza della cascata più alta che si incontrerà, perché come detto le calate si effettuano con corda raddoppiata.
In genere, per i percorsi comuni le guide portano corde da 40, 60 o 80 metri (piegate in due diventano calate da 20, 30 o 40 m).
È buona pratica avere sempre con sé anche una corda di emergenza.
Altri attrezzi fondamentali sono i moschettoni e i discensori. I moschettoni usati nel canyoning sono in metallo (acciaio o lega leggera) e dotati di chiusura di sicurezza a ghiera. Servono per collegare l’imbrago alla corda tramite il discensore, e per molte altre manovre (ancoraggi, recuperi, assicurazioni).
Ogni persona ha almeno 2 moschettoni principali a ghiera (sulle longe), più alcuni moschettoni aggiuntivi di servizio. Il discensore è il dispositivo frenante utilizzato per le calate su corda.
Nei kit base il più delle volte è di tipo a otto (un attrezzo a forma di 8 in lega metallica) attraverso cui si fa passare la corda in modo da poter scivolare.
In alternativa esistono discensori specifici da canyoning che consentono più configurazioni di frenata e facilitano le manovre in acqua.
Nel gruppo non può poi mancare un kit di emergenza trasportato da una guida o dal membro più esperto che comprende carrucole, corde aggiuntive, cordini, discensori di scorta, materiali per attrezzare calate d’emergenza, un coltello (per tagliare corde o fettucce se necessario) e un kit di pronto soccorso.
Chi pratica a livello avanzato porta con sé anche un fischietto (utile per segnalazioni acustiche nel rumore del torrente), alcuni maillon rapide (piccoli connettori a vite) e magari un telecomando impermeabile se si utilizzano action cam sul casco.
Durante uscite organizzate, la maggior parte di queste attrezzature tecniche viene fornita dalle guide. Un partecipante alle prime armi riceverà casco, imbrago completo di longe, moschettoni e discensore, muta.
Durante la discesa di un canyon, almeno uno dei membri del gruppo (in genere, la guida) avrà con sé uno zaino da canyoning per trasportare l’equipaggiamento comune e gli oggetti di emergenza.
Gli zaini da canyoning, progettati per l’ambiente acquatico, sono realizzati in materiali robusti e impermeabili (PVC o simil cordura spalmata), dotati di numerosi fori di drenaggio che permettono all’acqua di uscire rapidamente quando lo zaino si immerge.
Lo zaino non “galleggia” pieno d’acqua ma si svuota subito appena tirato fuori dalle pozze.
All’interno dello zaino stagno trovano posto:
Oltre all’attrezzatura tecnica, nello zaino stagno si possono portare alcuni effetti personali utili. Molti canyonisti inseriscono una sacca stagna più piccola contenente ad esempio le chiavi dell’auto, il telefono cellulare, una borraccia d’acqua e qualche snack energetico.
Data la natura dell’attività, è bene minimizzare gli oggetti di valore o non impermeabili. Tutto ciò che si porta potrebbe bagnarsi se non ben protetto. Comunque, uno zaino da canyoning di medie dimensioni (da 40 litri) è sufficiente per trasportare l’occorrente di un gruppo di 4-5 persone in un’uscita giornaliera.
Se il gruppo è numeroso o il percorso più lungo, si possono distribuire più zaini tra i partecipanti.
Chi si avvicina al canyoning per la prima volta potrebbe chiedersi se sia necessario acquistare tutta l’attrezzatura oppure se sia meglio noleggiarla. La risposta dipende dalla frequenza con cui si intende praticare questo sport.
Inizialmente, per chi è alle prime armi, la soluzione migliore è affidarsi alle guide e ai centri outdoor che forniscono l’equipaggiamento completo.
Quando si prenota un’uscita di canyoning con un centro specializzato, infatti, nel prezzo sono quasi sempre inclusi casco, muta neoprene, imbragatura con longe, moschettoni, discensore e spesso anche le scarpe (alcuni centri le forniscono).
Il partecipante deve presentarsi solo con abbigliamento personale di base: costume da bagno, eventualmente una maglia termica da indossare sotto la muta, un paio di scarpe da trekking/ginnastica da bagnare e un asciugamano e vestiti di ricambio per dopo l’attività.
Per provare le prime volte non c’è bisogno di investire subito centinaia di euro in attrezzatura, il noleggio (o meglio l’uso dell’attrezzatura fornita dalle guide) è l’opzione ideale per i principianti e per chi pratica canyoning occasionalmente.
Diverso è il caso di chi, dopo aver fatto qualche uscita guidata, si appassiona a tal punto da voler praticare regolarmente il torrentismo. In questo caso può aver senso iniziare ad acquistare gradualmente la propria attrezzatura personale.
In tutta Italia ci sono i centri di riferimento a cui rivolgersi per organizzare la propria uscita in tutta sicurezza.
Noi invitiamo curiosi, principianti ed esperti a sperimentare e a vivere il canyoning con noi al Centro Rafting Republic di Aymavilles, in Valle D’Aosta.

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